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Tanto mi sperdo in voi, soavi amiche
in virtual mondo fatto di poesia,
tutte d’Amor epìgone e di Psiche
a custodirne senso e fantasia
narrando il sentir vostro più profondo.
Volti ignoti, talor qualche avatàr,
e dentro a un digitale girotondo
fattezze vostre provo a immaginar,
e le voci e i sorrisi e i portamenti
e gli sguardi e “quel certo non so che”
di chi parole sa trovar sapienti
che carezzano il cuor senza un perché.
So che potrei di tante innamorarmi
- e ancor più in altri tempi avrei potuto
ché oggi non saprei più destreggiarmi
ché il cervello e non sol mi son bevuto -
e in ciascuna di voi vedo un destino
ch’esser poteva e invece non è stato,
un incontro palese o clandestino,
un sogno che non s’è rëalizzato,
e in voi mi fingo attor di mille vite
a bere distillati d’emozioni,
nei meandri di anime smarrite
e arrendermi alle vostre seduzioni.
Poi spunta un diavoletto con le corna
che parla con angelica saggezza:
“Virtualità è del corpo disadorna,
fantasia ch’ama eluder ogni asprezza,
l’amore è vista udito gusto olfatto
cui non basta il poetico linguaggio
senza neppur aver tatto e contatto
concreto e visceral nel suo messaggio”.
Sisifo Gioioso, 20.04.2026